Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice

Rebloggo questo articolo perché lavorando in una grande azienda non ho avuto problemi di licenziamento legati alle mie maternità ma per più di dieci anni non ho avuto nessun aumento e nessuna crescita inquadramentale nonostante mi si richiedesse, vista la mia anzianità aziendale, autonomia e mi venisse data la responsabilità di alcuni progetti.
In Italia – e nel mondo- c’è tanto da fare sulla disparità negli stipendi tra uomini e donne che ricoprono le stesse posizioni e le stesse responsabilità. Non è giusto sapere che mia figlia nella vita dovrà lottare molto di più rispetto a mio figlio per ottenere le stesse cose.
È la pura triste verità

Le Donne Visibili

Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.  "Le ali degli angeli raffreddano i poeti" (A.Merini)  Dipinto di Elisabetta Trevisan. Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.
“Le ali degli angeli raffreddano i poeti” (A.Merini) Dipinto di Elisabetta Trevisan.

Siamo onorate di pubblicare una lettera che ci ha inviato una lettrice che si firma “una mamma”. Non aggiungiamo commenti a questo testo che ci ha veramente colpite per la sua chiarezza e onesta, aspettiamo con ansia le vostre opinioni. 

Si discute tanto di bonus bebè e allora vorrei scrivere una lettera ai miei figli in modo che quando saranno grandi capiranno tante cose che oggi non ho il coraggio di dirgli.

Non ho detto a mia figlia che mi hanno licenziata quando lei aveva appena un anno. Non le ho detto che durante la maternità mi avevano sostituita con un altro, uomo guarda caso, a cui ho dovuto insegnare il lavoro e che poi si è tranquillamente sostituto a me. Per fortuna subito dopo…

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15 thoughts on “Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice

  1. Hai perfettamente ragione. Basti pensare che nel mio ufficio, siamo in 15 (più i 4 capi, naturalmente)… di questi 5 donne e 10 uomini. Tra le donne una sola è quadro direttivo, gli uomini 6. Ovvero 20 contro 60%.

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      1. Io ho notato, poi, che “i capi” guardano a che ora esci dall’ufficio, non quando arrivi e quanto fai, ma solo a che ora torni a casa. Così i colleghi, quelli che evidentemente non hanno una vita extralavorativa, che escono alle 8 e anche dopo, vengono premiati. Fa niente se fino alle 11 del mattino si dedicano alle PR, mentre tu sono già 3 ore che fai andare le mani… tu esci alle 5 (orario contrattuale) e vieni giudicata per quello.

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      2. Da quando ho i figli esco “presto” dall’ufficio, ho anche un part rime che ho preso quando erano più grandini per seguirli meglio nello studio. Ho più responsabilità e seguo quantitativamente più cose di una mia collega che lavora full time. Arriva tardi la mattina ed esce molto tardi. Il presenziassimo serale è molto elencato e ben visto. A nessuno importa se accompagno mia figlia al pre scuola per entrare molto presto in ufficio ….
        Non conta niente se porti a termine i tuoi obiettivi nei tempi previsti importa solo che se lo quella che va via presto…..
        Andrebbe premiata l’efficienza di chi riesce a ottimizzare i tempi di lavoro portando ugualmente i risultati ma no, in Italia, questo non conta.

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      3. Esatto! Io sono di quelli che vengono definiti “allodole”, ovvero quelli iperattivi appena svegli ma che si spengono man mano che si fa sera. Quindi non ho nessun problema ad iniziare a lavorare alle 8.30 (prima non si può, ma in un’altra azienda arrivavo anche alle 7), ma fermarmi dopo le 18 oggettivamente mi costa una fatica immane e sono consapevole di non rendere più a quell’ora. Non ho figli, ma ho una vita oltre il lavoro dove tanto rimarrò quella che esce alle 17.30 (orario di uscita da contratto h 17)

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      4. Esatto poi c’è la sbagliata convinzione che uno voglia uscire solo sa ha figli. Figli o no ognuno di noi ha la propria vita , i propri interessi, i propri affetti. Oppure no. C’è qualcuno che non ha nulla di tutto ciò e nella aridità della sua vita si convince che il lavoro gli dà tutto ciò che gli serve.

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  2. difficile sì, sulla carta l’uomo è ancora il padrone del mondo…ma un donna può farcela eccome,e superarlo…solo che…è destinata anche ad altri compiti: maternità, cura del maschio…in pratica la tela-base della società,
    Non si può avere tutto, e l'”avere” è virgolettato. Quindi a meno di non essere super woman rassegniamoci. Io ho fatto una scelta , da giovanissima, e sono stata fortunata, ma è un caso,ciaoooo

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