AAA mamma(e non solo) felice cercasi

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Oggi ho trovato su Facebook un post (che riporterò alla fine) che è stato condiviso da uno dei miei “amici di fb” che a sua volta l’ha condiviso da una pagina chiamata Mamma Felice.

L’ho letto e mi è venuta un po’ di orticaria, ovvero quel fastidio che viene quando leggi frasi fatte e slogan precostituiti e banali.

In sintesi, in questo scambio di battute tra un uomo, un padre, e uno psicologo emerge che lui, lavorando fuori casa  non si occupa dei figli mentre fa tutto la moglie perché sta a casa.

 

Sono due i concetti che non mi sono andati giù:

  • Il fatto che una donna non lavori, non esonera un padre dall’occuparsi dell’educazione dei figli.

Nello scambio di dialogo si parla solo di accudimenti materiali.  Ovviamente  una donna che non lavora fuori casa si occuperà prevalentemente della gestione dei figli e della casa, e delle commissioni che necessitano tempo (posta, banca, spesa o qualsiasi fila in ufficio pubblico per burocrazia varia).

  • Il fatto che una donna si occupi a tempo pieno della gestione materiale dei figli non fa di lei, a prescindere, una buona madre.

Il messaggio che arriva è che se una mamma lava i figli,  cambia pannolini, li nutre, si occupa di lavare e stirare il loro  vestiario e li accompagna a scuola, allora sta facendo un grande lavoro.

Trovo assolutamente fuorviante questa visione dell’essere madre che spesso viene data. Tutte le attività citate nel post di facebook possono tranquillamente essere delegate ad un’altra persona, ad una baby sitter, ad una nonna, ad un’educatrice di un asilo nido e il bambino poco ne risentirà.

Quello che fa di una madre e di un padre dei buoni genitori è il tempo “di qualità” che passano con i loro figli giocando con loro, ascoltandoli, asciugando le loro lacrime, rafforzando i loro punti forza e aiutandoli ad affrontare le loro debolezze e le loro paure. Un bravo genitore dovrebbe prendere per mano il proprio bambino e accompagnarlo negli anni all’età adulta dandogli gli strumenti che gli saranno necessari a vivere e a fare di lui una persona serena ed equilibrata, in grado di affrontare le sfide che la vita gli presenterà davanti mano mano che cresce: esami , amori, lavoro ecc. ecc., in poche parole il tempo che i genitori passeranno ad “educarlo”, perché di questo si tratta.

Questo concetto del genitore che educa sembra però sia passato di moda.

Spesso sento dire che è compito della scuola educare i figli, a questo o a quello. Ma gli insegnanti possono davvero fare  poco se non c’è dietro una famiglia che è presente e che collabora su linee comuni.

Se la scuola richiede un comportamento che a casa non è ritenuto importante, sarà difficile che il bambino lo imparerà. Ci vuole collaborazione.

Un’altra cosa che spesso mi domando è: perché quando si parla dei genitori e dell’essere madre spesso e volentieri non si fanno riferimenti all’importanza della presenza dei genitori nell’adolescenza? L’importanza di esempi positivi in un’età difficile e complicata? Quando una donna diventa mamma si riempie di riviste e libri su come crescere un bambino da zero a tre anni. Credo di non essere mai stata in una casa di amiche dove manchi un libro simile. Perché non continuare ad informarsi anche su come si educano i figli negli anni successivi?

I figli crescono e anche le loro esigenze.

Sapremo noi genitori mutare il nostro modo di interagire con loro?

Perché siamo sommersi da input esterni che riguardano l’essere genitore di bambini piccoli e pochi pochissimi invece sono gli input (che bisogna andare a ricercare con meticolosità) che riguardano la crescita di figli più grandi?

Credo, con tristezza, che dietro tutto questo ci sia il marketing. Dietro una rivista specializzata sui bambini piccoli ci sono migliaia di aziende che pubblicizzano prodotti a loro destinati. Non avrebbe senso invece pubblicizzare prodotti destinati ad un target di giovani teenager perché non è il genitore che influenza i suoi acquisti ma il gruppo dei pari, quindi non ci sarebbe lo stesso ritorno economico.

Tornando al post di facebook che mi ha ispirato queste riflessioni, essere mamma felice  è molto diverso di essere mamma a tempo pieno che non si occupa nella sua vita di altro se non dei suoi figli.

Il mio concetto di mamma felice è invece quello di una donna che sappia essere mamma ma anche una compagna di vita, un’amica, una sportiva, un’appassionata di cinema o di fotografia o di qualunque altra cosa e che riuscirà anche a mantenere la sua indipendenza psicologica ed economica con un lavoro fuori casa.

Buona giornata amici. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Conversazione tra un marito (m) e uno psicologo (P):

p: Cosa fa per guadagnarsi da vivere Mr. Parker?
m: Io lavoro come contabile in una banca.
p: e sua moglie?
m: non lavora. Lei è una casalinga.
p: Chi prepara la colazione per la famiglia?
m: Mia moglie, dal momento che non lavora
p: A che ora si sveglia di solito sua moglie?
m: Si alza presto perché deve prendersi cura dei bambini, gli prepara la colazione, gli lava la faccia , si assicura che siano ben vestiti e pettinati, se hanno bevuto latte …quanto , se si sono lavati i denti e controlla se nello zaino della scuola non manca nulla.
p: chi porta i vostri figli a scuola?
m: Mia moglie li porta a scuola perché non lavora.
p: Dopo aver lasciato i bambini a scuola, cosa fa?
m: Di solito ci sono commissioni da fare, come pagare le bollette o fare la spesa al supermercato. Torna sempre a casa per l’ora di pranzo. Apparecchia la tavola, prepara il pasto ed ordina la cucina ….poi raccoglie i panni stesi , li stira e si occupa della pulizia della casa fino a sera.
p: In serata, dopo il ritorno a casa dall’ufficio, cosa fai?
m: mi riposo, naturalmente. Perché io sono stanco dopo aver lavorato tutto il giorno presso la banca.
p: Cosa fa tua moglie durante la sera?
m: Beh , lei prepara la cena, serve i miei figli e me, mi prepara il caffè , lava i piatti, ancora una volta riordina il soggiorno …dopo aiuta i bambini a prepararsi per dormire, scalda il latte che amano bere, controlla che si lavino i denti …e li mette a “nanna”.
Questa è la routine quotidiana di molte donne in tutto il mondo, a partire dal mattino e prosegue fino a tarda notte … Questo si chiama “nessun lavoro”?
Goditi e apprezza tua moglie, madre, nonna, zia, sorella, figlia … perché il suo sacrificio ha un valore inestimabile.

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16 thoughts on “AAA mamma(e non solo) felice cercasi

  1. Certo! Entrambi i genitori devono occuparsi dei figli, e magari ognuno di loro può farlo in modo diverso che anche questo è il bello di una famiglia! I figli hanno bisogno di presenza ed a questo aggiungo che oltre alla presenza di qualità, serve purtroppo anche la quantità. Quando hanno un problema, bisogna esserci, quando hanno cose belle da condividere, pure. E non bisogna fidarsi troppo che saranno loro a parlarcene, bisogna guardagli negli occhi ed intuire. Per quanto riguarda la parte finale, quella del post di FB che avevo letto anch’io, penso di essere d’accordo, ma sempre in parte: nei periodi in cui non lavoravo ancora regolarmente perchè ero precaria, notavo ECCOME la differenza di carico di lavoro: fare la casalinga quando lavori è disumano, ma se non lavori, credimi, hai tanto tempo per te stessa. 😉

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    1. Quantità e qualità. Quello che volevo sottolineare che si evidenziano spesso solo gli accudimenti materiali mentre quelli più difficili come genitori, quelli più delicati sono proprio gli aspetti psicologici, quando devi intuire e capire cosa sta succedendo, devi esserci sempre ma a distanza senza farti notare troppo. Anche io ho avuto periodo in cui non ho lavorato, quando sono stata in maternità. E hai tanto tempo libero ma alla fine è pure vero che fai le cose con ritmo meno serrato e quindi alla fine sfrutti meno tutte le ore a disposizione.
      Ho fatto scelte per esserci molto con i miei figli che ho pagato in altri campi ma ritengo che hanno bisogno della nostra presenza è paradossalmente ne hanno di più quando sono adolescenti che quando sono piccoli…

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      1. Le scelte che si fanno per agevolare i figli sono sempre ben riposte e difficilmente ci si pente. Tutto si paga nella vita, ma noi donne e madri (non snaturate) preferiamo pagare noi anzichè creare scompensi nei figli, è la natura! E la natura le cose le sa fare bene.

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  2. Da genitore (anzi da babbo) condivido al 100% il tuo post…. In effetti attraversare l’adolescenza dei figli è un bel percorso ad ostacoli, perciò bisogna esserci, e con tanto tatto e qualità! E’ dura ma poi i figli danno anche delle belle soddisfazioni che ripagano i sacrifici di entrambi i genitori!

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  3. come ha già scritto l’amico marco ” unpodimondo ” non posso che condividere. ho due figli ormai grandi – ma non è detto che lo siano veramente. quando il più grande dei due tornava da scuola, ai tempi delle medie e delle superiori, la prima cosa che faceva, entrando in casa, era: ro’ – non mi chiamano mai mamma – senti questa. e l’ascoltatrice si fermava, qualsiasi fosse la sua occupazione in quel momento, e ascoltava. l’ascolto non mi fa guadagnare la gloria dei cieli, ma dà la percezione ai figli, insieme a tanto altro parlare e ragionare e scambiarsi opinioni, che ci sono, così come c’è per loro mio marito. a scuola, ogni giorno, vivo mille realtà che spesso mi fanno riflettere. spesso sono realtà davvero problematiche. e spesso mi trovo a pensare che mi piacerebbe avere una bacchetta magica per proteggere i preadolescenti che ogni giorno incontro, dai loro stessi genitori.

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    1. Condivido tutto. Per ascoltare i figli bisogna esserci sempre perché se perdi l’attimo non hanno voglia di raccontarti più. Vedo anche io tanti ragazzini e bambini allo sbaraglio e tanto genitori che tutto fanno tranne i genitori.

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