Tecnica o Passione? 2° parte

71GACpaP7qLDopo aver letto il manuale dell’atleta per eccellenza, Paula Radcliff, mi sono imbattuta in un altro libro sulla corsa che mi ha incuriosito. Era evidente sin dalla quarta di copertina che l’autrice non fosse un’atleta professionista  ma solo un’appassionata che ha iniziato a correre un po’ per caso, scontrandosi con tanti problemi pratici mai considerati dai manuali sulla corsa, come da sua stessa ammissione.

Il titolo originale di questo libro è Running like a girl che devo dire mi piace molto di più della scelta della traduzione italiana.

Alexandra Heminsley è una donna normale che inizia a correre così per caso, perchè la palestra e lo yoga la annoiano e perchè deve buttare giù qualche chilo di troppo.

L’autrice inizia a raccontarci tutti i suoi iniziali insuccessi, comprese le problematiche relative all’abbigliamento non adatto alle taglie forti. Nelle sue parole ci si può ritrovare ogni principiante che fatica a capiure cosa ci sia di bello nel correre eppure lo fa. Alexandra ci racconta la sua frustrazione, tipica di chi si butta a testa bassa in un’avventura, non rendendosi inizialmente conto della sua portata. L’autrice, infatti, si iscrive alla maratona di Londra quando non riesce ancora a correre neanche 5 chilometri di seguito.

Riga dopo riga, ti ritrovi immersa nella lettura e nelle emozioni di questa donna che corre per scopi benefici, per raccogliere fondi. Quello è l’obiettivo che lei si è data e quello sarà la sua spinta per molto tempo.

c069f732-e63b-4a2b-9a9c-44db14ff33db-2060x1236Più si va avanti nella lettura e più si è immersi nella passione che questa donna mette nella corsa e nella sua vita in generale. Nonostante i momenti difficili e di sconforto, che negli anni deve affrontare, Alexandra corre e continua  a farlo anche quando, apparentemente, non trova più motivazioni per proseguire.

Mi è piaciuto molto come questa runner si metta a nudo, come esponga le sue fragilità emotive e il suo modo di reagire.

Ho trovato affascinanti le descrizioni dei suoi allenamenti ma anche delle sue gare. Descrizioni che sottolineano sempre l’aspetto psicologico ed emotivo più di quello fisico. Chilometri e chilometri in cui ti sembra di correre lì con lei, in quelle variazioni di paesaggio che così bene le fungono da motivazione.

Ho trovato tanta umanità in questa donna che non ha nascosto gli aspetti duri e difficili di una runner non professionista per la quale fare sacrifici alimentari è sicuramente più duro.

Ho trovato tanto reale e vero il passo del libro in cui, in un momento importante e felice della sua vita, quando si sta innamorando di un uomo, descrive come le corse all’alba si trasformino in un incubo. Comprensibilissimi i suoi timori, nell’insicurezza di una storia che nasce, nel lasciare la mattina presto nel letto caldo un uomo, non sapendo poi se al ritorno lo ritroverai e si ti amerà ancora.

Ho trovato così emozionante i racconti degli sproni e degli incitamenti degli amici e dei parenti ma anche degli altri runner che, in gara, l’hanno incoraggiata a non mollare, fermandosi, se necessario, e rallentando per lei. Perfetti sconosciuti che si aiutano a vicenda.

I runner amatoriali sono legati da un filo invisibile che li unisce. Un legame che è difficile da spiegare a chi non pratica.

Amore, passione, sentimenti, amicizie.

Di tutto questo parla Alexandra nella prima parte.

La parte finale del libro è invece riservato a delle interviste che la stessa autrice giornalista freelance di professione, ha fatto a delle atlete storiche del podismo femminile, in un’epoca in cui le donne non erano ritenute capaci di poter correre una maratona.

In questo libro, sono molte le frasi  che ho riletto più volte perchè mi hanno colpito molto. Tutte frasi riferite all’essenza della corsa. Frasi molto diverse dagli slogan o dagli aforismi che si trovano spesso in rete.

Insomma un libro che mi ha travolto con la sua passione,scritto da una ex principiante che ha al suo attivo diverse maratone.

Tecnica vs Passione: 0-1

 

 

 

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8 thoughts on “Tecnica o Passione? 2° parte

    1. Ti dirò che in effetti quando ho iniziato a correre mi sono stupita dell’affinità naturale che nasce con le altre persone che corrono. Perché per una volta non ti senti dire perché lo fai o chi te lo fa fare o che faticare troppo fa male. Sai che i tuoi “simili” ti capiscono e ti sosterranno sempre.

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    1. A me è piaciuto molto forse anche per il contrasto dopo aver letto l’altro. La cosa che non ho scritto nel post è che leggendolo riesci quasi a immedesimarti nel senso che l’autrice è una dei tanti runner che corrono solo per il desiderio di farlo senza obiettivi troppo competitivi, non è una persona distante che viaggia su terreni non percorribili dagli amatori.

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