Correre nel buio

Run never stops  … even when the sun goes down.

 Questo è il mese delle novità, delle prime volte, delle scoperte. Dopo aver vissuto l’esperienza inebriante della corsa sotto una pioggia torrenziale  (se te la sei persa trovi il post qui), oggi ho avuto un’altra prima volta. Anche questa volta inaspettata e quindi ci sono arrivata impreparata. Ho corso sottovalutando l’orario e soprattutto il fatto che il percorso scelto non avesse illuminazione stradale   L’oscurità è scesa prima del previsto e mi sono ritrovata a correre quasi in un’oscurità totale con la complicazione che il fondo era sterrato e quindi assoluatamente imprevedibile.
Ora, prima vi rassicuro sul fatto che non ero sola. Non sono incosciente fino a questo punto. Se fossi stata sola, già all’andata sarei tornata indietro per scegliere un percorso più illuminato. Ma l’Appia Antica costituisce al momento il mio percorso preferito: parto direttamente da casa, è allenante, in quanto per arrivarci c’è una salita all’altezza di Cecilia Metella non indifferente, è paesaggisticamente bella se non unica nel suo genere, non ci sono automobili ed è immersa nel verde. Oltre al fatto che da casa mia fino all’attraversamento di via di Tor Carbone sono  circa 10 chilometri. Poi in secondo luogo, ammetto che non pensavo che l’illuminazione cessasse completamente. Invece alla fine abbiamo potuto approfittare solo dei lampioni stradali privati di qualche villa,  altrimenti buio quasi pesto.

L’oscurità ci ha costretto a rallentare il passo. Ogni tanto le caviglie sono state messa a dura prova. Mentre correvo ho pensato che un runner dovrebbe sentire il terreno con la sensibilità dei piedi. Mi è venuto in mente mio fratello che da ragazzi mi prendeva in giro quando sulla neve mi lamentavo della nebbia o della scarsa visibilità dicendomi che uno sciatore sente la pista con le gambe non con gli occhi. Subito dopo ho pensato ad una corsa podistica, che si tiene nel paese dove è cresciuto mio nonno, e dove mi ritrovavo quest’estate. Un ragazzo non vedente correva con un accompagnatore. I polsi legati da un filo ma nient’altro. La guida correva un metro avanti mostrando quindi al runner non vedente dove andare. Ma le insidie del terreno erano tutte evitate con la sensibilità propria dei non vedenti che sviluppano capacità incomprensibili ai normo vedenti.

Parole. Solo parole. È stato difficile correre al buio e mi sono anche rammaricata di non aver portato con me il cellulare, cosa insolita, almeno mi sarei potuta fare luce  con la torcia dello smartphone.

È stato difficile correre e abbiamo  dovuto rallentare nei tratti più bui. Anche di molto. Ma la cosa che più mi ha fatto piacere di questa nuova uscita è che sono riuscita, una volta uscita dall’oscurità a finire gli ultimi chilometri in progressione. I tempi assoluti sono alti ma quelli finali sono di tutto rispetto (per una tartarunner come me, non credete altro 😜).

Anche questa domenica sono riuscita a portare a casa 11 chilometri e piano piano i chilometri complessivi che si stanno accumulando, uscita dopo uscita, stanno dando i suoi frutti. Ne è l’esempio la progressione finale di questa sera.

Mi piace che alla fine di ogni uscita scopro sempre qualcosa di nuovo. E la sensazione di benessere questa sera è infinita. 

Buone corse a tutti. 

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10 thoughts on “Correre nel buio

  1. E’ bello fare nuove esperienze, specie se non si rischia, come in questo caso, perchè alla fine non eri sola 😉 Comunque, esistono delle luci da running, le ho viste a Decathlon, si applicano tipo cappellino. Io non ho mai corso al buio, di sera si ma c’erano i lampioni ad illuminare.

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  2. Bello! Io in inverno amo correre di sera, l’anno scorso andavo anche con la neve, c’era un paesaggio surreale bellissimo :-). Con l’attrezzatura invernale si riesce bene, almeno, io non ho mai patito troppo (a meno che non ci sia molto vento, in quel caso è dura). Di solito faccio sempre il solito sentierino dietro l’ufficio, leggermente illuminato (ci sono vari palazzi e solo pochi tratti sono un po’ bui); l’anno scorso ho usato le luci di cui parlava Maria Antonietta, pero’ ora ne ho visto un tipo diverso, da posizionare sul petto, della Kalenji. Ti sapro’ dire!

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  3. Bravissima! Eh sì, ti ci vuole quanto meno una lunetta e degli abiti catarifrangenti che non si sa mai. Comunque quella cosa della neve è vera. Io vado con lo snowboard ed è uguale: quando è bianco sopra e sotto, devi rilassarti e far in modo che le gambe assecondino ogni avvallamento della pista. Facile a dirsi ma difficile a farsi, anche se dopo un po’ ci si abitua 😉

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    1. Un paio di anni fa sono rimasta immersa nella nebbia fittissima sulla neve e eravamo molto in alto quindi niente alberi. Ad un certo punto ho perso di vista pure gli altri e non avevo più nessun punto di riferimento. Ci credi se ti dico che mi è venuta la nausea e ho perso l’orientamento tanto che per un attimo non sono più riuscita a capire dove era la valle e dove monte e gli sci mi sono scivolati indietro. Difficile da spiegare ma è una sensazione terribile. Comunque hai ragione: mi toccherà andare a fare run shopping 😃

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  4. Io ho la lucetta ma sinceramente credo di non averla mai usata… la comprai in un’offerta perchè ci sono dei trail in notturna e a volte la chiedono obbligatoriamente ma poi di quelle gare non ne ho mai fatte. Semplicemente vado a correre in zone sempre illuminate (parchi o strade poco frequentate) e uso abbigliamento con inserti catarifrangenti…

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