Aspiranterunner in astinenza

work-runNon avrei mai pensato di scrivere un post del genere qualche tempo fa, ma la mia vita sta cambiando in maniera molto repentina evidentemente.

Non corro da tre giorni e anche oggi non posso correre.

Sono arrabbiata, molto arrabbiata. Non mi capacito ancora come in ufficio mi rapporto con tante persone che non hanno altri interessi al di là del lavoro e a cui piace rimanere fino a tardi in ufficio.  Credo che uno dei punti fondamentali è che non hanno interesse a tornare a casa dalla moglie, dai figli, dall’amante, dai loro hobby e interessi perché fondamentalmente non ne hanno.

Sono privi di passioni.

Non avere fretta di tornare a casa si traduce in un non-interesse ad organizzare bene il lavoro.

Ieri sono dovuta rimanere in ufficio fino a tarda sera per rispettare una scadenza. Essendo l’ultimo anello della catena ho ricevuto gli ultimi dati solo alle 16. E mi sono ritrovata a lavorare su cose che ho scoperto essere disponibili agli altri settori già da fine luglio. Un lavoro che io stessa avrei potuto fare 5 minuti al giorno, tutti i giorni, pur non essendo di mia competenza, se me ne avessero data l’opportunità. Invece mi sono ritrovata a farli di fretta e furia all’ultimo momento.

Così, riflettendo sulla cosa, mi sono  convinta che la cattiva abitudine di lavorare sempre e solo in prossimità di scadenza non derivi da reali necessità operative ma solo da una cattiva organizzazione del proprio tempo.

L’osservazione sul campo di quasi 20 anni di azienda mi ha permesso di notare che le madri di famiglia sul lavoro tendono ad organizzare molto meglio il lavoro in funzione dei loro obiettivi ma anche del tempo che hanno a disposizione, spesso inferiore a quello di masochisti solitari che vivono solo per il lavoro. Il fatto che ritengo più triste è proprio questo: gli stacanovisti del lavoro non sono i carrieristi che vogliono far vedere a tutti i costi che loro sono sempre a disposizione – c’è anche questa categoria , lo so – ma sono quelle persone che non stanno bene a casa, che hanno relazioni sociali e personali sterili  e che usano il lavoro per non affrontare la solitudine della loro vita.

Detto questo, a causa di questa disorganizzazione lavorativa –perché per me di questo trattasi – io non corro da sabato!

E mai avrei pensato che la corsa mi potesse mancare così intensamente.

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10 thoughts on “Aspiranterunner in astinenza

  1. Detto che sottoscrivo ognuna delle righe che compongono questo post e che, di conseguenza, penso di certi miei colleghi ciò che tu pensi dei tuoi, detto questo, ti propongo la soluzione che ho adottato ormai da due anni: punti la sveglia un’ora prima del solito e sicuro che non perdi nemmeno uno dei tuoi appuntamenti con la corsa. In più, te lo posso garantire, le endorfine di prima mattina ti regaleranno una giornata eccezionale. Anche se a circondarti saranno i tristi figuri di cui sopra. Provaci.

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  2. Purtroppo di gente che vive per il lavoro è pieno il mondo. La cosa che mi fa arrabbiare è che questo poi si riflette anche su chi, invece, non vive per il lavoro ma lavora per vivere. Il problema secondo me è che non se ne rendono nemmeno conto, che così facendo, ostacolano anche gli altri. Forse sono chiusi nella loro bolla e non vedono neanche che, forse, gli altri una vita vera ce l’hanno…

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      1. Guarda io ci ho lavorato quest’estate, con la collega appunto che vive del lavoro. Lei potrà dire quello che vuole, ma è chiaro che è così. A volte se la prende per delle cose che mi verrebbe da dirle “Il camping non è tuo, ma ti agiti come se lo fosse” Vuole essere la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene, e, ovviamente, come lavora lei non lavora nessuno. Che si tenga il “merito”…io nella vita ho ben altro che questo lavoro!

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  3. Ho conosciuto gente che vive solo per il lavoro. Fermo restando che ci sono persone che lavorano per tantissime ore al giorno e non vorrebbero, purtroppo non è sempre questo il caso! Alcuni sembra proprio che non vogliano tornare a casa, e il perchè non è un mistero.

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