La pigrizia è la ruggine dell’anima.

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Oggi voglio parlare di pigrizia.

Il titolo che ho messo al mio blog non nasconde la mia natura pigra, una caratteristica che in alcuni momenti della mia vita è stata molto più accentuata di quanto non lo sia oggi. In realtà, molte delle persone che mi conoscono, se leggessero che mi sono definita così, probabilmente si stupirebbero.

La pigrizia nasce dal modo con cui noi affrontiamo la vita, dal nostro atteggiamento mentale. Essere pigri fondamentalmente significa porsi in modo passivo verso le giornate che affrontiamo. Un pigro fa fatica ad alzarsi dal letto, non si muove finché non è proprio indispensabile, si adegua alle scelte degli altri pur di non prendere decisioni proprie o di non attivarsi in prima persona nell’organizzare qualcosa.

Ma in questo modo ci si rende conto che sono gli altri a vivere la nostra vita o a prendere decisioni per noi. E’ come se fossimo spettatori della nostra stessa esistenza.

La realtà è un po’ diversa perché è raro trovare una persona che viva la propria vita completamente in modo passivo, mentre è più frequente che, solo per alcuni aspetti  e in taluni ambiti, si lascia correre e ci si adegua.

Qual è allora la chiave che apre il portone delle cose che interessano davvero e per cui si è disposti a mettersi in gioco?

LA MOTIVAZIONE.

La motivazione nient’altro è che quell’impulso che dà la carica per affrontare le cose, che spinge a fare, lo stimolo che dà l’energia che serve per affrontare l’azione.

Ma come si spiega questa  motivazione che magari all’improvviso arriva e conduce ad agire?

Gli stimoli che abbiamo possono essere di diverso tipo.

Possono essere stimoli inconsci, tipo i bisogni primari (abbiamo fame: facciamo la spesa e cuciniamo…) o bisogni di salvezza (in una situazione di pericolo, non ci pensi nemmeno, scappi). Oppure possono essere stimoli consapevoli, tipo bisogni legati all’affettività (i bisogni primari dei neonati diventano nostri bisogni affettivi, il neonato piange perché ha fame e la mamma si alza e lo allatta; oppure sentiamo il bisogno di abbracciare chi si ama: lo raggiungiamo ovunque sia). Ci sono anche i bisogni di prestigio o di stima (ci impegniamo particolarmente in un lavoro per ricevere una gratificazione a cui teniamo) e infine ci sono i bisogni della realizzazione di noi stessi (quando cerchiamo di ottenere qualcosa per noi stessi o di migliorarci).

In fin dei conti, tutti gli esempi che ho elencato sopra sono vere e proprie necessità per l’essere umano e quindi è la stessa natura intrinseca dell’uomo a darci la spinta, la motivazione per agire.

Quindi l’uomo agisce, sconfiggendo la propria pigrizia, quando vuole raggiungere un risultato che gli interessa.

Dopo queste riflessioni sulla pigrizia, mi sono posta delle domande.

Qual è la mia motivazione? Qual è il risultato che voglio raggiungere per vincere la pigrizia che mi ha fatto alzare dal divano ma ancora non mi ha reso una vera runner? So che qui la mia amica di blog Maria Antonietta mi dirà che chiunque corre è un runner  😛 ma in questo momento mi riferisco al concetto generale.

Partendo quindi dagli obiettivi che vogliamo raggiungere, possiamo trovare la motivazione necessaria per combattere e vincere la pigrizia.

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6 thoughts on “La pigrizia è la ruggine dell’anima.

  1. Certo che sì! Bisogna partire da un buon motivo, magari uno solido, che ci tocca, è da lì andare, fare! Molte volte io preferirei restare pigramente a casa sul divano, ma invece mi vesto e corro. E dopo i primi passi so già di aver fatto la scelta giusta!

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  2. Che poi in fondo che cos’è la pigrizia? Io non ci credo fino in fondo così come non credo alla mancanza di volontà che alcuni si attribuiscono. Quando qualcosa ci interessa, troviamo il tempo e la voglia. Io divento pigra quando mi mancano gli stimoli, mi conosco. Ecco perchè è importante la motivazione, come anche tu hai scritto, ma non basta. Ogni tanto bisogna darsi una “registrata” e ricordare a se stessi perchè si sta facendo qualcosa, qual è l’obiettivo.

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